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ASIA/KAZAKHSTAN - I leader religiosi approvano tre documenti: dal dialogo all’azione comune per la pace e per la dignità umana

ASIA/KAZAKHSTAN - I leader religiosi approvano tre documenti: dal dialogo all’azione comune per la pace e per la dignità umana

Thursday, October 8, 2026
di Paolo AffatatoAstana – La 24ma sessione del Segretariato del Congresso dei leader delle religioni mondiali e tradizionali, tenutasi il 7 ottobre ad Astana, consegna un'immagine precisa dell'evoluzione che il dialogo interreligioso sta vivendo: dal confronto alla collaborazione, dalla conoscenza reciproca alla ricerca di risposte comuni alle grandi questioni che attraversano l'umanità. È la traiettoria che padre Laurent Basanese SJ, capo ufficio del Dicastero vaticano per il Dialogo Interreligioso, intervenuto ad Astana, illustra all’Agenzia Fides parlando di “diplomazia spirituale”. Non una diplomazia alternativa a quella degli Stati, né un tentativo delle religioni di assumere un ruolo politico, ma uno spazio ulteriore nel quale i leader religiosi possono incontrarsi, ascoltarsi e mettere a disposizione della società la propria autorità morale.La sessione di Astana ha adottato tre documenti su temi apparentemente differenti — intelligenza artificiale, cambiamento climatico, tutela dei bambini affetti da malattie incurabili — che in realtà convergono su una stessa domanda: come custodire la dignità della persona in una fase in cui le trasformazioni tecnologiche, ambientali e geopolitiche avanzano più rapidamente della capacità delle istituzioni di elaborare risposte condivise?Dal dialogo all’azione comune«La 24ma sessione del Segretariato del Congresso dei leader delle religioni mondiali e tradizionali conferma la bontà e l'utilità di questa diplomazia spirituale», osserva a Fides padre Basanese, ricordando che l'espressione è stata utilizzata dagli stessi rappresentanti dell'organizzazione, in tal caso dal vice presidente del Kazakhstan, Erlan Karin.Il gesuita sottolinea la natura particolare di questo incontro: «È inevitabile che vi sia anche una dimensione politica – osserva - perché alcuni dei partecipanti — in particolare diversi leader musulmani o rappresentanti legati alle istituzioni statali — hanno rapporti con i governi». L'interesse della Chiesa cattolica, precisa, è soprattutto «avere un incontro fraterno, spirituale, per verificare ciò che possiamo fare, come possiamo lavorare insieme».Sta qui il passaggio più significativo dell'esperienza di Astana: per anni il dialogo interreligioso è stato soprattutto un dialogo di conoscenza. «E’ una fase necessaria: prima di poter agire insieme, occorre conoscere l'altro, comprenderne la fede, la filosofia di vita, la storia e le sensibilità. Ma quella fase – osserva Basanese - può ora aprire a un secondo momento: quello della collaborazione concreta. Dall'incontro si vogliono cercare oggi vie più operative». Non soltanto dialogo, dunque, ma azione. La scelta dei tre temi discussi ad Astana riflette precisamente questa evoluzione. Intelligenza artificiale, crisi climatica e tutela dei bambini vulnerabili sono questioni nelle quali la dimensione spirituale non può rimanere estranea. Sono, al tempo stesso, ambiti nei quali la normativa degli Stati presenta difficoltà o tempi di elaborazione più lenti rispetto alla velocità dei cambiamenti.Per padre Basanese, la Chiesa cattolica arriva a questo confronto con un patrimonio già significativo come l’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone e la Laudato si’ di Papa francesco, «testi accomunati dalla presa di coscienza che tali questioni non riguardano soltanto i governi, le grandi imprese tecnologiche o gli specialisti, ma riguardano tutti», sottolinea. «Riguardano anche l'uomo spirituale – spiega - perché credenti e comunità di fede sono nello stesso tempo parte della società e cittadini».I documenti approvati ad Astana «non sono documenti giuridici - riconosce il gesuita - ma possono formare un quadro e contribuire alla riflessione di chi è chiamato a prendere decisioni». È la funzione di una voce che Basanese definisce “fuoricampo”: una voce che non appartiene al potere politico o economico, ma che può accompagnarne e orientarne la riflessione. La prospettiva è dunque quella di una responsabilità condivisa: «Apparteniamo tutti alla stessa umanità, alla stessa terra», afferma Basanese. «Le competenze sono diverse — politiche, economiche, finanziarie, spirituali — ma ciascuno è chiamato a contribuire al bene comune». La grammatica della diplomazia spirituale non sostituisce gli attori della politica, ma aggiunge alla discussione una dimensione morale capace di interrogare le decisioni sul loro impatto sull'uomo e sulla società.Tre documenti, un'unica domanda: la dignità umanaI tre testi approvati ad Astana riguardano ambiti differenti, ma possono essere letti come parti di una medesima riflessione sulla tutela della dignità umana e sulla responsabilità comune verso il futuro dell’umanità.Il primo è il “Codice etico per l'uso dell'intelligenza artificiale in ambito religioso”, sviluppato su iniziativa del presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev. Il punto di partenza è il riconoscimento di una realtà ormai evidente: l'IA sta entrando anche nella vita delle comunità religiose. Le nuove tecnologie possono essere utilizzate per comunicare, educare, produrre contenuti e raggiungere persone e soprattutto giovani generazioni. Ma proprio per questo possono anche diventare strumenti di manipolazione dei sentimenti religiosi, di diffusione dell'odio o di alterazione dei contenuti della fede. Il Codice intende quindi offrire linee guida morali ed etiche affinché l'impiego dell'IA nelle comunità religiose rimanga subordinato alla dignità della persona e al rispetto dei valori spirituali. Il tema non viene affrontato soltanto come questione tecnologica: le religioni sono chiamate a porre una domanda precedente alla tecnologia stessa: non semplicemente che cosa l'intelligenza artificiale sia capace di fare, ma che cosa sia lecito fare con essa.La seconda questione è la crisi climatica. Il documento approvato sul ruolo delle religioni nella lotta al cambiamento climatico raccoglie l'idea che la tutela dell'ambiente non possa essere affidata esclusivamente alle politiche pubbliche: le comunità religiose possono contribuire a educare i fedeli alla responsabilità verso il creato, promuovere comportamenti concreti di sostenibilità e richiamare l'attenzione sulle conseguenze dello sfruttamento incontrollato delle risorse e dei disastri climatici, che colpiscono in modo particolare le popolazioni più vulnerabili. Anche qui la dimensione spirituale si traduce in responsabilità sociale. La crisi climatica non è soltanto un problema scientifico o economico: riguarda il modo nel quale l'umanità concepisce il proprio rapporto con la terra, con le risorse e con le generazioni future.Il terzo documento, la “Carta dei diritti del bambino malato terminale”, porta in sé la riflessione sul terreno più immediatamente umano. Presentata come iniziativa congiunta tra il Kazakistan e lo Stato del Vaticano , la Carta pone al centro la dignità del minore affetto da patologie incurabili. Il testo richiama il diritto a cure umane, all'assistenza medica e palliativa e al sostegno psicologico. Ma introduce anche una dimensione particolarmente significativa per il dialogo interreligioso: l'accompagnamento spirituale, nel rispetto delle esigenze religiose e della visione del mondo del bambino e della sua famiglia. In questo terzo documento la tecnologia e la politica lasciano emergere la questione fondamentale che attraversa anche gli altri due testi: la persona non può essere ridotta né a un dato, né a un consumatore, né al fruitore di un servizio.IA, ambiente e malattia infantile diventano così tre luoghi diversi nei quali riaffermare un medesimo principio: la dignità umana precede l'efficienza, la tecnologia e l'interesse economico.Dal dialogo al Movimento globale per la paceLa discussione sul Movimento Globale per la Pace, affrontata nella 24ma sessione, rappresenta il possibile passo successivo della “diplomazia spirituale” promossa da Astana.La proposta, avanzata dal presidente Tokayev, mira a tradurre i messaggi spirituali in una forma più stabile di collaborazione. Lo slogan dell'VIII Congresso — “Sinergia per il futuro” — acquista così un significato operativo: mettere in rete le diverse capacità delle comunità religiose per affrontare le fratture di un mondo segnato da guerre, polarizzazione e crisi di fiducia.Uno dei compiti indicati è particolarmente delicato: impedire che le credenze religiose vengano manipolate o strumentalizzate come pretesto per alimentare conflitti armati, ostilità e discorsi d'odio. Questa responsabilità riguarda direttamente i leader religiosi: la religione può essere utilizzata per dividere e legittimare la violenza, ma può anche diventare una risorsa di riconciliazione. La diplomazia spirituale nasce precisamente dalla necessità di rafforzare questa seconda possibilità.Il Movimento prevede inoltre, secondo il materiale presentato ad Astana, una collaborazione con l'Alleanza delle Civiltà delle Nazioni Unite per programmi dedicati alla protezione dei luoghi di culto, particolarmente vulnerabili nei contesti di guerra.Il progetto punta a costruire percorsi permanenti, coinvolgendo giovani, accademici e professionisti dei media, con l'obiettivo di diffondere una cultura della tolleranza e del rispetto reciproco già nelle nuove generazioni.Si misura così la distanza tra una conferenza interreligiosa e una vera infrastruttura di pace: un incontro può produrre una dichiarazione; un movimento produce relazioni, formazione, reti, e azioni capaci di continuare nel tempo.Se la “diplomazia spirituale” insegna che i leader religiosi, con la loro forza morale, educativa e comunitaria, possono nutrire la riflessione dei responsabili politici, la domanda è che cosa le diverse tradizioni religiose possono fare insieme per proteggere la persona, la pace e il futuro del pianeta. Il “Movimento Globale per la Pace” sarà, in questa prospettiva, un banco di prova concreto.